C’è chi illustra storie, io racconto quadri. C’è chi crea arte, io indago opere. C’è chi è artista, io sono artigiano. Io sono un Nano sulle spalle dei Giganti.
Poco a poco Senza consapevolezza Il suo dolore si trasformava In siderale indifferenza L’unica difesa Verso quel mondo Che dell’indifferenza al suo dolore aveva fatto regola
Pari e patta A patto di perdere Poco a poco Con consapevolezza L’amore per la vita L’amore per l’amore La rinuncia per sempre Alla ricerca della felicità
Brancicare al buio Della mia cecità presente Che illumina di risposte Inaspettate I giorni andati E i futuri a venire
Per esempio Non ti pensavo un tiro a segno Non sono un indovino (Esegeti ripetitivi e scontati)
Solo cercavo in te Il mio centro Il mio bersaglio La mia strada La mia meta
La verità, il senso delle cose Il senso della vita Una scala, un armadio Una sedia Un guanto Ognuna che rimanda ad altro Ma altro cosa? A me par che ad aprirli ad uno ad uno Ci sia dentro la sorpresa Il nulla O forse il nulla è quello che ci vogliono far credere Dissimulando ciò che sono E tu tra i pochi Ci vedi quello che ci vedo io Un non senso Che è il senso
La verità è che a noi piacciono gli enigmi Che dove gli altri ci vedono un biscotto O una squadra Una scatola Una scacchiera Beh noi ci divertiamo ad indagare
Ehi, Guillaume Che dici, amico mio? E se la vita fosse solo un’immensa menzogna l’ombra di un sogno fuggente? Se non troviamo nulla Almeno ci siamo divertiti E di sicuro non ci siamo accontentati.
Causa effetto Prima e dopo Proporzione e prospettiva Punti di fuga Cogito ergo sum Classificazioni e categorie Consecutio temporum LA RAGIONE Tutto ordinato Tutto misurato Tutto ha un fine Tutto uno scopo
E se ti dicessero che non è vero? Che se entri in acqua ti asciughi? Se stai al sole ti raffreddi? Se corri vai più piano?
Se ti dicessero che Se cerchi perdi? Se scrivi cancelli? Se curi uccidi? Se abbracci odi? Che il muto urla Che il cane miagola Che il sotto è sopra Che il mare è in aria Che il ghiaccio brucia?
Guarda il tuo occhio Annusa il tuo naso Senti l’orecchio Gusta la lingua Parla la voce
Ecco, quello non è un guanto Ma è solo un guanto Quella non è una palla Ma è solo una palla. Un immenso museo di stranezze, pieno di giocattoli bizzarri, variopinti, che cambiano aspetto.
Vedi Renè, Quello è il non senso L’enigma del vivere
Altro non sono che il nipote ultimo di Omero L’erede di Tiresia Il figlio illegittimo di Edipo. Io che vidi senza vedere Io che cieco brancicavo attorno A braccetto di Filemazio Al porto Bosforeion
Son io che lo vidi pazzo Di scoperte disilluse Di ragioni contraddette Per i vicoli della città magica A scoprire l’occhio in ogni cosa A cercare segni d’astronomi misteri.
Filosofi e saggi di regime A raccontar di verità False e incancrenite
E lui, Zarathustra Un urlo sordo Un grido muto Sibilline immagini Lacerati versi Musiche frantumate
Consapevole e impotente Foriero di verità scomode ai potenti E vaticini scomodi alle masse
Aura stese il suo sguardo sul mondo Ogni cosa al suo posto Apparentemente Il vocio di una coppia Soddisfatta della sua borghese e vuota conversazione La curiosità delle malelingue Che di castità loro malgrado Avevano fatto virtù Per condannare altrove Ciò che a loro non era concesso Vite che scorrevano immobili Immobili miti pieni di vita
Come poteva recitare anche lei? Rifiutare il frutto di un desiderio non voluto Rifiutare il proprio grembo Al punto di gettarlo da una rupe Al punto di farne pasto delle fiere Al punto di voler morire
Aura ritrasse lo sguardo dal mondo Capì che non lo capiva E ne ebbe paura